“UNA STORIA D’AMORE E DI GUERRA”

LA LETTERA. 

                                                                    Ghotenafen  
                                                                    13 maggio 1941
 

“Buona mattina a Voi, Mio Amato,
albeggia, e i miei pensieri sono già rivolti a Voi.
Pensieri ora lieti, poi malinconici,pensieri pieni d’amore e di speranza,
a tratti di nuovo tristi, nell’attesa che il destino esaudisca i nostri desideri. Posso vivere soltanto unita strettamente a Voi e, non altrimenti. Ho deciso di scrivervi questa missiva, e spero Vi giunga prima del vostro imbarco. Ieri sera, mi avete comunicato che il Comando Tedesco, Vi porterà lontano da me. Null’altro. La lontanaza non limiterà il Nostro amore, finché vorrò stringermi tra le Vostre braccia e sentirmi perfettamente a casa, che accanto Voi sarà Infinita ed eterna. La mia anima, circondata dal Vostro essere, Vi attenderà. Il Nostro amore ha fatto di me la più felice e nello stesso tempo la più infelice delle donne.
Amatemi oggi e domani, come mi amaste ieri.
Io attenderò il Vostro ritorno.
I miei servitori, continuano aggiornarmi, e so che la situazione è seria.
Mi hanno comunicato che la Supercorazzata “Bismark”, che Voi comanderete, dovrà affrontare in mare aperto la flotta britannica. Il mio cuore è stretto in una morsa. Ecco quello che non volevate dirmi nella notte scorsa. Sapevate quanto sarei stata in pena per Voi. Quanta nostalgia, quanto rimpianto Ho di Voi, Mio Gunther. Quanti giorni consumati senza dirvi quanto Vi amavo. Ora comprendo il gesto di lasciarmi il Vostro Sigillo. “Verrò a riprenderlo al mio ritorno, e voi diverrete mia moglie”.
Queste le Vostre parole.
Che ora rieccheggiano come un’oscuro presagio tra queste stanze.
Vi attenderò ora e per sempre. Vi amo ora e per sempre.
Che la mia forza e il mio amore siano con Voi.

Eternamente Vostra. Emilia Di RoccaBruna”.
 

L’UOMO.
Günther Lütjens (25 maggio 1889-27 maggio 1941) è stato un grande ammiraglio tedesco. Nato a Wiesbaden, figlio di un commerciante, si arruola nella Marina nel mese di aprile 1907, per poi entrare nel collegio navale di Kiel nel 1908. Viene imbarcato nella nave scuola SMS FREYA come cadetto e nel 1909 fu assegnato alla incrociatore SMS Elsaß.
Nello stesso anno, il 19 maggio affonda quattro torpediniere e altrettanti cacciatorpediniere francesi, guadagnandosi il soprannome di “Audace e Coraggio”, aumentando la sua reputazione. Dopo la Grande Guerra, la Marina Imperiale tedesca cessa virtualmente di esistere e Lutjens emigra nella Marina Mercantile fino al 1923. Verso la fine del 1923, Lutjens ritorna nella Marina della Repubblica di Wieman come ufficiale al Comando della Marina Militare del terzo Reich. Raggiunse il grado di capitano nel 1933 e nel 1940, viene nominato Ammiraglio. Nel novembre 1938 contrario al massacro messo in atto durante “la notte dei cristalli”, formalizza la sua protesta per iscritto al Comando della Marina Militare. Ha combattuto sulle torpediniere nella prima guerra mondiale; negli anni 30 ha comandato l’incrociatore Kalsrhhe. Durante la campagna di Norvegia, nel 1940, aveva sostituito l’ammiraglio Marschall sullo Gneisenau, come comandante di flotta,ed era stato decorato con la croce di ferro di cavaliere. Era un uomo dedito completamente al servizio, coraggioso, sincero, stoico, austero, taciturno ed era considerato uno dei piu’ capaci ufficiali della marina Tedesca, molto logico e perspicace, incrollabile nelle sue convinzioni e con una forte ed affascinante personalità. Animato dal fervore nazista e dall’obbedienza suprema al Führer il suo comandante, Günther Lütjens, condurrà la “Bismark” verso un’agognata gloria che si tramuterà inevitabilmente nella disfatta, nel tentativo di eseguire fino in fondo gli ordini del Fürher che lo voleva come vincitore dell’atlantico.

L’Ammiraglio Günther Lutjens,
muore a bordo della Bismark il 27 maggio del 1941.

 

LA STORIA.
La Bismarck, la corazzata più potente mai costruita e messa in mare dalla marina nazista, naviga nei mari atlantici con l’obiettivo di aprire una via di passaggio alla flotta del terzo Reich al fine di intercettare e distruggere i convogli di truppe dell’esercito alleato, inviati a sostenere la guerra di confine.
Il 23 maggio le forze inglesi provenienti da Scapa Flow erano in attesa a sud est dell’imboccatura del canale, ma le pessime condizioni atmosferiche resero impossibili ogni forma di avvistamento, tanto che la maggior parte degli aerei incaricati della ricognizione furono fatti rientrare a causa della fitta nebbia che limitava la visibilità a circa 400 metri; dell’identico problema soffrivano tanto la squadra tedesca quanto i due incrociatori inglesi che si trovavano a nord est dell’Islanda, ma alle 19.22 il radar del Suffolk scoprì le due navi tedesche ad una distanza di circa 7 miglia. Immediatamente fu data comunicazione alle altre navi inglesi ed il Norfolk si diresse verso il punto di avvistamento e, complice una breve schiarita, scorse le due unità tedesche a meno di 6 miglia di distanza. Il capitano di vascello Robert Meyric Ellis, comandante dell’incrociatore inglese HMS Suffolk.
La Bismarck, avvistato l’incrociatore inglese, aprì il fuoco alle 20.30, senza tuttavia colpire il Norfolk, che si allontanò al riparo di una cortina fumogena, mentre il Suffolk continuava a seguire con il radar la squadra tedesca senza avvicinarvisi, mantenendo una distanza di circa 10 miglia, ma trasmettendo costantemente messaggi sulla posizione delle navi tedesche alla squadra comandata dal contrammiraglio Holland che si stava avvicinando da sud. L’ammiraglio Lütjens in quel momento si rese conto che i suoi movimenti erano costantemente seguiti dalle unità inglesi e, visto lo scemare dell’elemento sorpresa, si domandò se fosse il caso di abbandonare l’operazione e di fare rientro in Germania. Decise in ogni caso di proseguire e, mentre la Hood e la Prince of Wales si trovavano ormai a circa 120 miglia dalle sue navi, alle ore 24.00 il contatto radar da parte del Suffolk, a causa di una tempesta di neve, fu perso e ne fu data immediata comunicazione alla squadra di Holland, il quale prese in considerazione la possibilità che le navi tedesche, ormai scoperte, potessero avere invertito la rotta, dirigendosi a nord con lo scopo di seminare i due incrociatori inglesi.
24 maggio: l’affondamento dello Hood. L’incrociatore da battaglia HMS Hood, fotografato dalla corazzata HMS Prince of Wales. Alle ore 00.16 del 24 maggio, sulle due navi da battaglia inglesi fu dato il comando actions stations, posto di combattimento, e, mentre i cacciatorpediniere di scorta avanzavano velocemente verso nord per allargare il raggio della ricerca, Holland chiese al capitano Leach, comandante della Prince of Wales, se vi era la possibilità di fare decollare il suo aereo anfibio Walrus, ricevendone tuttavia una risposta negativa, giudicando questi impossibile qualsiasi ricognizione in condizioni di così scarsa visibilità ma, alle ore 02.47, il Suffolk ritrovò il contatto radar e fu in grado di fornire informazioni sulla velocità e sulla rotta della squadra tedesca. Alle ore 04.00 del 24 maggio Holland stimò che, in base alla rotta presunta della squadra tedesca, la Hood e la Prince of Wales l’avrebbero incrociata intorno alle 05.30 ed infatti, esattamente alle 05.35 del mattino, le sagome delle due navi tedesche apparvero ad una distanza di circa 17 miglia ma, forse nella fretta di ingaggiare battaglia, il contrammiraglio inglese commise due gravi errori che risultarono fatali: le due navi da battaglia inglesi si avvicinarono troppo e troppo velocemente, navigando ad una velocità di 28 nodi, su di una rotta quasi perpendicolare alle navi tedesche, togliendosi la possibilità di utilizzare le artiglierie poppiere, ed il Prinz Eugen fu scambiato per la Bismarck e quindi l’ordine di apertura del fuoco, impartito alle 05.52, fu indirizzato contro quest’ultimo invece che sulla corazzata. La corazzata tedesca Bismarck viene colpita durante lo scontro con le unità inglesi. Le prime salve da 381 mm provenienti dallo Hood si infransero a poca distanza dal Prinz Eugen e, mentre le due unità inglesi concentravano il fuoco sull’incrociatore pesante tedesco,
la Bismarck, alle 05.55, aprì il fuoco con tutte le sue batterie da 380 mm, mancando tuttavia il bersaglio, ed il primo centro si registrò circa un minuto dopo, quando un proiettile da 200 mm esploso dal Prinz Eugen colpì lo Hood, provocando un principio di incendio dovuto all’esplosione di una catasta di munizioni antiaeree stivate in coperta ma, esattamente alle ore 06.00, mentre la nave inglese stava accostando per utilizzare tutte le sue batterie, venne colpita a centro nave dalla quarta bordata esplosa dalla Bismarck che sfondò il ponte di coperta andando ad esplodere in tre depositi di munizioni che, a causa dell’enorme deflagrazione, fu spezzata in due parti affondando rapidamente, portando con se 1428 uomini dell’equipaggio, di cui solo 3 riuscirono a salvarsi.L’ultima immagine dell’incrociatore da battaglia HMS Hood, ripresa durante l’affondamento.
Il rapido affondamento dello Hood permise alle due navi tedesche di concentrare il fuoco sulla Prince of Wales, in quel momento distante solo 12 miglia, ed infatti, alle 06.02, anche la corazzata inglese fu colpita da proiettili sparati da entrambe le unità tedesche che la danneggiarono gravemente, costringendola, alle 06.13, a disimpegnarsi dietro una cortina fumogena facendo rotta verso l’Islanda, ed il contrammiraglio Wake-Walker decise di interrompere la battaglia, impartendo comunque ordine al Norfolk ed al Suffolk di mantenere il contatto, in attesa dell’arrivo della squadra di Tovey per l’inseguimento della squadra tedesca che era riuscita a penetrare nell’Atlantico, non riuscendo tuttavia, a dispetto del grande successo ottenuto, a realizzare l’intento di passare inosservata attraverso lo stretto di Danimarca. Lütjens era consapevole che la flotta inglese da quel momento sarebbe stata sulle sue tracce ed a questo problema si aggiungeva il fatto che, durante lo scontro, anche la Bismarck era stata danneggiata: un colpo, proveniente dalla Prince of Wales, aveva colpito la prua provocando una falla da cui erano entrate circa 2.000 tonnellate di acqua, provocando l’abbassamento della prua di circa tre gradi e la riduzione della velocità a 28 nodi, mentre un altro colpo aveva centrato la nave al di sotto della linea di galleggiamento, danneggiando alcuni serbatoi di carburante e le valvole di distribuzione che provocarono la perdita di 1.000 tonnellate di nafta. L’ammiraglio Lutjens prese quindi la decisione di condurre la Bismarck verso il porto di Brest o di Saint-Nazaire per le necessarie riparazioni, lasciando libero il Prinz Eugen di proseguire la sua missione, con rotta in direzione dell’Atlantico centrale, alla ricerca di convogli alleati. A seguito dello scontro avvenuto nello stretto di Danimarca l’ammiragliato inglese chiamò a raccolta tutte le forze disponibili per inseguire ed affondare la Bismarck: oltre al Norfolk ed il Suffolk, uniti alla squadra di Tovey, comprendente la corazzata King George V, la portaerei Illustrious e l’incrociatore da battaglia Repulse, si diresse verso nord la Forza H proveniente da Gibilterra quasi al completo, con una formazione imponente che comprendeva la portaerei Ark Royal, le corazzate Ramilles e Rodney, l’incrociatore da battaglia Renown, l’incrociatore Sheffield, integrata da 6 cacciatorpediniere di scorta.
Il primo attacco verso la corazzata tedesca fu effettuato da 8 aerosiluranti Swordfish, provenienti dalla portaerei Victorious ed un siluro lanciato da uno di essi colpì la Bismarck danneggiandola gravemente, condannando a morte parte dell’equipaggio.I superstiti della Bismark venirono tratti in salvo dall’incrociatore inglese HMS DorsetshireAlle ore 03.16 del 25 maggio. Il Suffolk perse il contatto con la nave tedesca e per tutta la giornata,
nonostante le sortite degli Swordfish, decollati dalla Victorious alla sua ricerca, non fu possibile ristabilirlo fino alle 10.36 del 26 maggio, quando un idrovolante Catalina, decollato dalla base di Lough Erne, in Irlanda del Nord, avvistò la Bismarck, distante in quel momento circa 700 miglia da Brest e 130 dalla corazzata King George V, ed, alle 14.30, partì un secondo attacco di aerosiluranti, decollati dalla portaerei Ark Roya ma questi, a causa della scarsa visibilità, lanciarono i loro siluri contro lo Sheffield, scambiato per la Bismarck, che tuttavia riuscì ad evitare di essere colpito. Alle 19.00 fu lanciato un terzo attacco di aerosiluranti ed alle 19.50 la corazzata tedesca fu colpita in vari punti della murata, senza subire danni ma un siluro colpì l’unico punto indifeso della nave ossia il timone, costringendola a ridurre notevolmente la velocità e rendendola non più manovrabile.
Alle ore 08.15 del 27 maggio il Norfolk trasmise l’esatta posizione della Bismarck alle corazzate Rodney e King George V nel frattempo sopraggiunte ed alle 08.47 entrambe le corazzate aprirono il fuoco, seguite poco dopo dal Norfolk e dall’incrociatore HMS Dorsetshire; la corazzata tedesca si difese ma la quantità di proiettili che stava ricevendo ne ridusse progressivamente la capacità offensiva ed alle ore 10.00 essa cessò completamente il fuoco, continuando tuttavia a rimanere a galla, ed alle 10.15 il Dorsetshire ricevette l’ordine di accostarsi e di finire la nave con i suoi siluri; contemporaneamente a bordo della Bismarck i marinai tedeschi prepararono delle cariche esplosive per autoaffondare la nave ed alle 10:40 essa si rovesciò e affondò. Solo 110 marinai vennero salvati dal Dorsetshire e dal cacciatorpediniere HMS Maori in quanto, dopo che l’opera di soccorso era iniziata solo da un’ora, fu segnalata la presenza di un U-Boot e di una nave meteorologica tedesca, la Sachsenwald che indusse le unità inglesi ad allontanarsi e ad abbandonare i superstiti al loro destino. Nella battaglia e dopo l’affondamento della nave persero la vita 2.091 marinai,
tra cui l’ammiraglio Günther Lütjens ed il comandante della nave Ernst Lindemann. Il 1 giugno l’incorciatore pesante Prinz Eugen, sottrattosi alle ricerche inglesi, raggiunse il porto di Brest.

Dopo l’Operazione Rheinübung la Kriegsmarine non tentò più, data la pesante sconfitta subita in seguito alla perdita della Bismarck, di entrare nell’Oceano Atlantico con forze di superficie, e, nel febbraio del 1942 fu dato ordine di trasferire le forze presenti a Brest, la Scharnorst, la Gneisenau e lo stesso Prinz Eugen, nel Mare del Nord e nel Mar Baltico, mentre la successiva entrata in linea della Tirpitz, che avrebbe operato principalmente nel Mare del Nord, costrinse la Royal Navy a tenere due squadre di incrociatori costantemente in mare per sorvegliare il Canale di Danimarca e lo spazio tra le isole… (Parte della storia è fonte Web e Wikipedia)

“E FU COSI’ CHE L’AMMIRAGLIO LUTJENS PERI’.
ED IO, NON SMISI MAI DI AMARLO. MAI.”

Emilia Di Roccabruna

3 thoughts on ““UNA STORIA D’AMORE E DI GUERRA”

  1. Una storia delicata e immersa nell’amore, oltre i confini della parola ed entro lo spazio di un momento per ricordare.
    La Vostra, mia Signora, una testimonianza di dolcezza e dimostrazione di come, un sentimento tanto forte, possa durare e vivere anche sotto le macerie.

    Buon fine e ottimo, susseguente, inizio, mia Signora.
    (Un caro saluto alla Sig.ra Berta)

    Cordialità

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