“IL CUORE”

 Il cuore. Tutto parte da lì.  Tutto, a cominciare dai sentimenti più intensi,  parte dal miscuglio fibroso  di muscoli e vene che abbiamo posizionato in centro al petto.  

Oggi, San Valentino, giorno infausto, dedicato ai commercianti, agli innamorati e al tripudio sfavillante e rossastro dei cuori, scriverò di quest’organo, che sembra sia la  sede di sentimenti importanti. Il primo tra tutti è l’Amore… (forse…)

“LA  STORIA  ANTICA”

Per gli antichi romani il solo Apollo, con una freccia precisa e invisibile, riusciva a bloccarlo per sempre anzitempo. Poi, seguendo i progressi della scienza medica, grazie soprattutto all’opera di Galeno (129-201), si osservò che il suo arresto improvviso non era dovuto all’imperscrutabile umore di un dio che si divertiva a tirare con l’arco, ma molto meno poeticamente all’occlusione di un’arteria coronarica. E così il cuore compì uno spiacevole salto di classe, passando dalla condizione di sede dell’intelletto, come lo definirono i Sumeri, o di padrone assoluto del corpo, come veniva chiamato dagli Egizi, a quella di una pompa adibita ad un lavoro esclusivamente meccanico, anche se vitale.
Di funzionamento molto semplice, se rapportato a quello degli altri organi del corpo, il cuore conserva tuttavia ancora una notevole dose di fascino, causato probabilmente dall’ essere un organo pulsante che scandisce senza interruzione il ritmo della vita. Per molti secoli ha rappresentato l’obiettivo centrale degli studi di medici e scienziati: dagli arabi Avicenna (980 – 1037) e Averroé (1126 – 1198) a Leonardo da Vinci, che rappresentò con molta esattezza l’anatomia del muscolo cardiaco, a Giovanni Maria Lancisi (1654 – 1720) che dettagliò i sintomi dell’infarto, degli aneurismi, dell’arteriosclerosi. Fino a tutto il Settecento, gli esami compiuti sull’organo venivano condotti prevalentemente quando questo aveva già cessato di battere e la vita aveva abbandonato il corpo. Mancava uno strumento che mettesse i medici in grado di effettuare una rilevazione dinamica del cuore mentre il paziente era vivo, e cioè di auscultare le anomalie di pulsazione che questa pompa perfetta sprigiona nel corso di un’intera esistenza. Ciò avvenne con l’invenzione dello stetoscopio.

“IL CUORE”

Il cuore è un organo cavo fibromuscolare di forma conica schiacciata o di tronco piramidale rovesciato. Presenta quattro facce (sternocostale, diaframmatica, sinistra e destra), una base e tre margini (destro, inferiore, sinistro). Ha una lunghezza media dall’apice alla base di 12 cm, è largo trasversalmente 8–9 cm e in senso antero-posteriore circa 6 cm, nell’uomo pesa mediamente 300 g (280-340 g), mentre nella donna 250 g (230-280 g), nel neonato il peso è di circa 21 g e all’età di 11 anni pesa circa 164 g. Il suo peso definitivo da adulto è raggiunto nella tarda adolescenza, generalmente entro i 20 anni. Il volume del cuore corrisponde approssimativamente al pugno chiuso della persona stessa. Inoltre, la superficie esterna del cuore è segnata da due solchi: il solco coronario, che taglia l’organo in senso trasversale fra il terzo superiore e i due terzi inferiori, e quello interatriale (o longitudinale), che divide il cuore nella parte destra e sinistra. I due solchi si incrociano posteriormente in un punto definito “croce” (crux cordis), il quale è spesso occupato dall’arteria coronaria.[2] La base guarda in alto, indietro e a destra, mentre l’apice è rivolto in basso, in avanti e a sinistra. È compreso tra la terza e sesta costa e corrisponde posteriormente alla zona tra la quarta e l’ottava vertebra toracica (vertebre del Giacomini o “vertebre cardiache”).
Dal punto di vista topografico si trova nella cavità toracica, al di sopra del diaframma e fra i due polmoni, in contatto anteriormente con sterno e cartilagini costali e posteriormente con la colonna vertebrale. Lo spazio in cui è situato è detto mediastino anteriore. Lateralmente sono presenti gli ili polmonari, i due nervi frenici e i vasi periocardiofrenici; posteriormente, il cuore è in rapporto con l’esofago, l’aorta discendente e le vene azigos ed emiazigos. Il cuore è diviso in quattro cavità; gli atri (destro e sinistro) posti superiormente; i ventricoli (destro e sinistro) posti inferiormente. L’atrio e il ventricolo destro sono in continuità tra loro formando il cuore destro (che pompa il sangue venoso), così come comunicano le due cavità sinistre, formando il cuore sinistro (che pompa il sangue arterioso). Dopo la nascita non persiste alcuna comunicazione tra la parte destra e la parte sinistra del cuore; questa condizione è garantita dai setti interatriale e interventricolare che dividono il cuore nelle due metà suddette. Ogni atrio comunica con il corrispondente ventricolo attraverso l’orifizio atrioventricolare che è fornito di una valvola cuspidata: valvola tricuspide tra le cavità destre, valvola bicuspide o mitrale tra atrio sinistro e ventricolo sinistro. Gli orifizi che mettono in comunicazione le cavità cardiache con i vasi efferenti sono anch’essi protetti da valvole che impediscono il reflusso: valvola semilunare polmonare nel ventricolo destro per l’arteria polmonare, valvola semilunare aortica nel ventricolo sinistro per l’aorta.

2 thoughts on ““IL CUORE”

  1. Per noi il cuore spezzato?

    Se un piatto o un bicchiere cadono a terra senti un rumore fragoroso.
    Lo stesso succede se una finestra sbatte, se si rompe la gamba di un tavolo o se un quadro si stacca dalla parete.
    Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio.

    Data la sua importanza, ti verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più forti del mondo, o persino che produca una sorta di suono cerimonioso, come l’eco di un cembalo o il rintocco di una campana.
    Invece è silenzioso, e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore
    Se rumore c’è, è interno.
    Un urlo che nessuno all’infuori di te può sentire.

    Un boato così forte che le orecchie rintronano e la testa fa male.
    Si dimena nel petto come un grande squalo bianco intrappolato nel mare; ruggisce come la mamma orsa a cui è stato rapito il cucciolo.

    Ecco cosa sembra e che rumore fa.
    È un’enorme bestia intrappolata che si agita, presa dal panico; e grida come un prigioniero davanti ai propri sentimenti.
    L’amore è così…nessuno ne è indenne.
    È selvaggio, infiammato come una ferita aperta esposta all’acqua salata del mare, però quando si spezza il cuore non fa rumore.

    “Ti ritrovi a urlare dentro e nessuno ti sente“.

    Cordialità Donna Emilia di Roccabruna

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