“ELEGANCE IS AN ATTITUDE”

Secondo il vocabolario questa parola deriva dal latino eligere “scegliere”, dà come aggettivo “Elegante”. La parola “Elegante” descrive una persona che ha insieme grazia e semplicità, cura e buon gusto, senza affettazione o eccessiva ricercatezza. Elegante è il singolo e non la moda cui egli si adegua. Parlando di moda, e di abbigliamento, si può dire che se l’abito è inadatto alla persona, per quanto conforme ai dettami della moda e disegnato dal miglior sarto del mondo, sarà sempre inelegante. Il principio è che ognuno deve adeguare gli abiti alla propria figura e personalità e non se stesso alla moda. L’eleganza è quella dote naturale che, chi non l’ha, non se la può dare.

 “ELEGANCE IS AN ATTITUDE”.

Nel periodo post-bellico, vi fu un tripudio di corsetti che strizzavano la vita, di crinoline che gonfiavano gonne a corolla, di occhi da cerbiatto delineati da eye-liner, guanti, fili di perle e tacchi a spillo. Infinite linee diverse modellarono il corpo della donna. Gli abiti rigorosi e accollati furono trasformati dalle varie case di moda in abiti di design innovativo e leggero. Dai colori scuri e tetri, si passò a colori cipriati e cangianti. Fastosità ed eleganza ricercata dal sapore antico, ma di foggia moderna, in contrapposizione allo stato di povertà portato da anni di guerra. Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Ava Gardner, Jackie Kennedy, Soraya imperatrice di Persia, Maria Pia di Savoia, Maria Callas, vestirono la moda italiana rendendo omaggio alla loro genuina bellezza.  Ma che cosa rimane di quei tempi sfarzosi, ora che stiamo un vivendo un momento di nuova e drammatica recessione? Come mischiare lo stile elegante con lo stile informale, trasformandolo in casual-chic?

In questi tempi incerti e dove spesso manca la possibilità per vestirsi griffati, come ci si può abbigliare in modo elegante senza scadere nel volgare, salvaguardando stile e portafoglio? Può esistere un codice di abbigliamento elegante e informale che ci faccia sentire “noi stessi”? La risposta a queste domande è soggettiva. E’ possibile combinare articoli di abbigliamento di tutti i giorni con accessori semplici e con tanta  fantasia, ma credo che alla fine sia tutta una questione di atteggiamento mentale verso ciò che ci circonda.  Che siano abiti, borse, scarpe, griffate o acquistate al mercatino, bisogna ricordare che sono solo ornamenti.

Ciò che conta è il modo in cui ci si mostra, la maniera in cui ci si muove, si parli e si sorrida.

E un sorriso spontaneo e solare è ricordato molto più facilmente di un paio di scarpe, di una borsa o di un abito. L’eleganza non dipende da quanto denaro si spende.  Anzi, è possibile essere elegante senza spendere follie, basta seguire poche regole di base della moda, e stare attenti a scegliere i vestiti che più si adattano la nostra personalità. Non dobbiamo mai confondere l’eleganza con il lusso o con l’essere snob.

Semplicità, buon gusto e cura di se stessi, sono i tre fondamenti dell’essere e non dell’apparire e questi non costano denaro. L’eleganza deve essere la giusta combinazione di distinzione, naturalezza, cura e semplicità. Al di fuori di queste semplici regole, non c’è eleganza. Solo la banale volgarità.

L’eleganza è un dono innato, come la bellezza o l’intelligenza.  L’eleganza è un atteggiamento, non è legata a pochi capi di vestiario o a costosi gioielli. Si può imparare a essere vestiti bene, ma non necessariamente s’impara a essere eleganti. Ci si muove in un certo modo, ci si siede in un certo modo. La persona che si veste semplicemente, è perfettamente a suo agio nell’abbigliamento che indossa, si muove con naturalezza, è sempre uguale a se stessa, non corre rischi d’imbarazzo né disagio. Tuttavia l’eleganza non deve essere soltanto una patina, una vernice, una maschera da indossare per apparire, ma una peculiarità dell’individuo. La donna elegante resta tale, anche se mangia il pesce con il coltello sbagliato, o se non indossa abiti e accessori ipergriffati.  Soprattutto se il suo modo di porsi e di comunicare con gli altri, è cordiale, garbata, educata, disponibile e generosa.  Perché la gentilezza non è un atteggiamento, ma è una forma dell’animo ben disposto, tollerante, indulgente, accattivante, discreto per se stesso, in una società, dove ormai sono obsoleti i valori della famiglia, quelli della lealtà, dell’amicizia e del rispetto.

La semplicità è eleganza. L’eleganza è la capacità di guadagnarsi da vivere con l’essere se stessi. E’ la libertà di respingere l’abitudine di “tirare avanti”. La vera eleganza è il rifiuto della moda e dei modelli, positivi o negativi, imposti da stereotipi temporanei e forzati del lusso.  Il lusso è la libertà.

Alla fine della fiera, la cosa più elegante di tutto è essere semplicemente se stessi. Che sia arrivato il momento di allungare le minigonne ascellari e coprire le scollature generose? Che sia arrivato il momento per riscoprire la semplicità di tutti quei valori umani, che ci valorizzavano e ci distinguevano dagli animali? Che sia arrivato il momento di regalare qualche saluto in più e di nascondere, in qualche baule polveroso o in qualche tasca, quella volgarità che ultimamente contraddistingue noi stessi e la nostra società moderna?

A chi legge l’ardua sentenza.

Forza e onore.

Con affetto, vostra  Emilia Di Roccabruna.

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12 thoughts on ““ELEGANCE IS AN ATTITUDE”

  1. Buon mattino, Donna Emilia
    L ‘eleganza come lo stile è un marchio personale che (purtoppo) non tutti hanno.
    Ma è soprattutto sensibilità e gentilezza d’animo.
    Vi auguro un buon giorno
    Mistral

    • Grazie del passaggio dolce Mistral…
      Ti lascio in dono questa frase…

      […] Spero che tu viva tutto al meglio, che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa delle tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero […]

      Da: “Il curioso caso di Benjamin Button”

  2. Buongiorno… lascio in questo spazio un vecchio pezzo che fu pubblicato in “LOGOS OPINIONI” di Milord Ninni Raimondi un pò di tempo fa. Spero sia gradito. Grazie e buon giorno.

    “Tre sorelle.
    Tre donne talentuose, unite e solidali,
    che trasformarono la sartoria in arte”.

    Giovanissime, accese dalla sacra fiamma della passione per la moda, apprendono il mestiere nella sartoria di mamma Amabile Dalcò,
    una piccola bottega artigianale ereditata nella natia Traversetolo (Parma) nel 1907 dalla bisnonna. Comincia così la storia delle sorelle Fontana, Micol, Zoe e Giovanna, approdate poi, negli anni del dopo guerra nella “città Eterna”; Roma.

    E’ lì dal 1957 che decidono di mettersi in proprio. Sapienza artigianale e intuito le rendono uniche nelle loro creazioni, tanto che furono le prime, negli Anni Cinquanta, a portare l’Alta Moda Italiana sui mercati internazionali, aprendo con successo la strada al Made in Italy, dando quindi elegante smacco all’imperante moda francese di quei tempi. Finita la guerra il successo delle creazioni Fontana è travolgente, ed all’inizio degli anni cinquanta vengono richieste dall’attrice americana Linda Christian per farsi confezionare l’abito da sposa, in occasione delle sue nozze a Roma con il celebre attore Tyrone Power. La risonanza di questo evento mediatico internazionale contribuirà a far aprire la strada alle sorelle Fontana verso il mercato del cinema, soprattutto americano di Hollywood. Dotate di un estro creativo particolare, l’idea che le rese vincenti fu anche quella dei corpetti aderenti, di tessuti cipriati e leggeri, di tagli elegantemente sapienti atti ad esaltare la figura femminile, il tripudio dei ricami realizzati interamente a mano, dei merletti, delle sete dai colori cangianti e delle gonne a ruota, piacquero moltissimo.

    Il successo vero per le tre sorelle arriva però nel 1948 grazie al cinema,
    in particolare all’attrice Myrna Loy, che nel film “Il caso di Lady Brook” indossa solo abiti Fontana. A quel punto per le Fontana inizia la vera ascesa al successo internazionale, i loro vestiti vengono indossati dalle mogli dei potenti: Eisenhower, Truman, Kennedy e dalle star del cinema Linda Christian, Ava Gardner, Audrey Hepburn, Ingrid Bergman, Sophia Loren, Marylin Monroe, Kim Novak, Grace Kelly, Anita Ekberg, le più famose. La strada era tracciata, ma la prima boutique arrivò nel 1955 e nel 1960 la produzione pret-a-porter.

    Fu poi la volta di quella di accessori, profumi e valigeria.
    Il nome Sorelle Fontana è un marchio che ancora oggi garantisce lusso e precisione sartoriale, ma che si è anche guadagnato allestimenti in Italia e negli Stati Uniti, anche permanenti.

    I loro abiti si possono ammirare sempre, per esempio, al Musem Legion of Honor di San Francisco e a quello d’Arte e Costume di Venezia, al Metropolitan, al Guggenheim di New York e al Louvre di Parigi. L’ultima mostra tematica è stata organizzata per il novantesimo compleanno di Micol Fontana, nel 2003 ai Musei Capitolini di Roma.

    Se il sito della Fondazione Micol Fontana garantisce un tuffo nella magica atmosfera fiabesca del Dopoguerra, e un occhio di riguardo alla promozione dei giovani stilisti, quello delle Sorelle Fontana (www.sorellefontana.com) ha lanciato un solido ponte tra storia e attualità, tra passato e presente. Roma resta la capitale delle Sorelle Fontana, tanto che la città eterna ha dedicato una via a Zoe. (Fonte Web)

    Varie famosissime dive dell’epoca tra le quali si ricordano le più famose come: Liz Taylor, Audrey Hepburn, Barbara Stanwyck, Grace Kelly,
    Jacqueline Lee Bouvier Kennedy Onassis, Joan Collins, Ursula Andress, Soraya, ma la loro più assidua cliente sarà l’attrice Ava Gardner.
    Federico Fellini le vorrà come costumiste per l’abito di Anita Ekberg nel celebre film “La dolce vita”.

    Sulla sartoria Fontana c’è una gran mole anche di documentazioni librarie e audiovisive.
    Sono tutte raccolte dalla Fondazione Micol Fontana e l’ultimo lavoro, in ordine di tempo, è un cd rom multimediale e interattivo.
    Ha il titolo significativo di “Made in Italy. 50 anni di moda italiana – Abiti e documenti della Fondazione Micol Fontana”, vi sono raccolti figurini, foto di abiti in una galleria storica della casa di moda.

    Per quanto riguarda il libri, sono sul mercato:
    “Specchio a tre luci”,di Micol Fontana e Dino Cimagalli, Nuova Eri;
    “Lo stile dell’alta moda italiana” a cura di Bonizza Giordani Aragno edito dalla Fondazione Fontana;
    “Vivere con eleganza” di Micol Fontana, edito da Piemme;
    “‘900 il secolo della moda” a cura di Bonizza Giordani Aragni, edito nel 2002. (Fonte Web; Wikipedia)

    Ed è nelle parole di questo Post e nei successivi commenti, che la ” Dolce Vita” degli anni d’oro, ci riporta a rispolverare e sognare fiabesche trine di abiti vaporosi, stoffe dai colori tenui nei quali sono intessute lucenti pailettes, ricami policromi che riportano alla memoria i dipinti minuziosi di antichi amanuensi; ricordi nostalgici intrecciati a eleganti maniere.

    Quel “Bon Ton” del bel costume e della semplicità, che in questi tempi frettolosi e dalle modalità usa e getta, sembra relegato in fondo a polverosi cassetti della nostra memoria collettiva. Ed è nel ricordo di tutto il “bello” che ci viene tramandato, la nostra rivincita.

    ” E le tra le ali dei nostri pensieri, le fiabe riprendono vita…”…

    EmmaVF Dall’Armellina

  3. COMUNICAZIONE N.1/2012

    Ci preme rendere noto, in data odierna, l’ingresso nell’Albo d’Oro degli Imperdibili, di una brava artista della parola, letto i pareri unanimi del Comitato degli Imperdibili.
    Ci riferimmo a Lady Emilia di Roccabruna il cui banner sarà:

    e che, dopo averlo “esposto” presso il Suo proprio spazio web all’indirizzo indicato e cliccabile Emilia di Roccabruna.wordpress.com, verrà – senza alcun indugio – inserito nell’ Albo d’Oro degli Imperdibili, di questo spazio web denominato Lord Ninni.

    Congratulazioni vivissime.

    • Beh… adesso “MIO piccolo Ninni” mi hai commossa…
      Grazie di cuore.

      “Oggi di nuovo ho cercato
      il tavolino di un caffè
      per leggere,
      per scrivere questa poesia,
      per non sentire

      quello che sento,
      per immaginarti
      come tante volte,
      nella penombra
      delle ore lente,
      passando dalle pagine
      di un libro
      all’altro,
      camminando sotto la pioggia,
      nei musei
      di Vienna, di Parigi, di Roma…
      nel giallo ocra
      di un muro
      di Toscana,
      nel Prau Carballalu
      una sera di mate
      e di tormenta,
      nelle notti azzurre di lavanda,
      una mattina di campane
      nell’abbazia di Melk,
      nelle lezioni di francese,
      quels étaient son nom,
      sa demeure, sa vie, son passé,
      il souhaitait connaitre
      les meubles de sa chambre,
      toutes les robes qu’elle avait portées,
      davanti a un grande quadro di Marc Rothko,
      in Monteverdi e in Beethoven,
      negli orizzonti vicini dell’inverno,
      e dovunque
      si posassero i miei occhi
      era sempre identico il mio desiderio:

      le tue mani vicine, la tua voce,
      tornare a casa
      e trovarti lì”.

      “Tu” – Ángeles Carbajal

  4. Donna Emilia, mia Signora, avete spopolato!
    Vi rinnovammo le nostre congratulazioni e la piena bellezza del Vostro articolo.
    Leggemmo, a tal fine, quanto riportato dalla pur bravissima Lady Emma Vittoria.
    Nelle medesima pubblicazione, venne creato un bel connubio sullo stesso tema. Appena in grado, ci pregeremo pubblicare il nostro pezzo (presso le Vostre pagine) che trattò, proprio, le “leggendarie” Sorelle Fontana, splendidamente ricordate dalla, già citata, Lady Emma Vittoria

    Le porgemmo, mia Signora, i nostri saluti più cordiali

  5. Sono state le registe di un cinema in défilè: nel doppio senso che i loro abiti hanno vestito stelle e stelline dello schermo e che le loro sfilate venivano immortalate – con quel tipo di ripresa, e di commento, allora in voga, più attento a gambe e fianchi che al modello – dalle Settimane Incom.
    Le sorelle Fontana hanno, letteralmente, vestito i sogni, non solo in celluloide, dell’Italia al risveglio dal ventennio e dalla guerra.
    Linda Christian nel 1949 si sposa a Roma con Tyrone Power, un matrimonio da fiaba, una cerimonia che sembra un film, gran protagonista l’abito bianco con strascico hollywoodiano realizzato dalle Fontana.
    Anche Audrey Hepburn, all’indomani del grande successo in “Gigi”, decide nel ’52 di sposarsi “firmata” Fontana.

    Elisabeth Taylor, a quei tempi affascinante star della MGM, si rifà nel ’53 il guardaroba nel sempre più celebre atelier di Piazza di Spagna. Addirittura Ava Gardner, dal ’54 cliente delle Fontana, le impone come costumiste di quattro film in cui è protagonista, prestandosi, all’epoca della “Contessa scalza”, a sfilare nel loro atelier come indossatrice.

    Le Fontana, spesso indotte a lavorare direttamente sul set, diventano così le tessitrici di un mitico, e ancora inedito, abbigliamento moda-cinema, con i suoi inevitabili revers pibblicitari: Ogni abito, ogni prova, ogni spilletto appuntato, è una copertina di rotocalco, un servizio-pettegolezzo (le rubriche hollywoodiane delle famose columnists Louella Parson e Hedda Hopper), fino a consacrazioni gloriose come l’apparizione su “Life” della Gardner con un abito da sera di raso verdeacqua decorato con pietre.

    Le Fontana sono il look ufficiale del nostro primo decennio ottimista, il preannuncio della vita, già quasi dolce, degli imminenti Anni Sessanta.
    Un come eravamo, visto da oggi, degli anni cinquanta: vita sottile, fianchi arrotondati, corpetto rigido e aderente, scollatura senza spalline, fino al graduale ritirarsi della gonna verso il ginocchio, lo spostarsi in alto della vita, l’ampio movimento del collo rovesciato.
    Qui si respira l’aria di una “Roma americana” che era il mondo delle Fontana, una specie di Cinecittà degli abiti legati, a doppio filo, con le produzioni USA di Ulisse, Cleopatra, La Bibbia, in trasferta più o meno imparziale nel nostro paese.
    Non è un caso che il successo del nostro primo Made in Italy sia, soprattutto, Made in USA: esso poggiava su un equivoco culturale, inevitabile, nell’ottica fatua e pasticciona dello star system.

    “Le Fontana – scriveva Nodolini – sono riscoperte da quella cultura statunitense che mitizza l’Europa e, nel dopoguerra, ritrova da noi le radici della civiltà occidentale tra Cinecittà e la scalinata di Piazza di Spagna. Le dive americane ritrovano, qui, il mito del nostro Rinascimento e, insieme, quello della grande tecnica artigianale del ricamo, mutuata dal mondo della Chiesa, cioè da quella tradizione di manifatture portata avanti, molto spesso, dalle suore, con lavoranti nei monasteri attorno a Roma”.

    I ricami, con le sete, i rasi, gli argenti, gli ori, le perle, i merletti escono, agli occhi USA, dai sipinti del quattrocento fiorentino, le strutture “a vite” degi abiti sposano il Rinascimento con l’Ottocento.
    I nuovi divi di vent’anni dopo non potranno più adattarsi agli abiti vaporosi e romantici delle Fontana.
    Roma non è più una Hollywood sul Tevere e nemmeno una capitale dell’Alta Moda.
    Le Fontana si consegnano all’Archeologia di ieri, di fronte all’esplosione dei prét–à-porter, di Milano e del Made in Italy industriale.

    Grazie dall’Italia, con grande ammirazione, a Zoe, Micol e Giovanna Fontana.

    Cordialità

  6. Semplicemente stupenda la sua riflessione! La condivido e trovo che sarebbe molto saggio dare lezioni di eleganza, a scuola, dedicando un’ora settimanale al buon gusto, in tutte le sue sfacettature!
    Cordiali saluti
    Raffaella Calza’

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