“APPELLO URGENTE”

(ANSA) - AGIRA (ENNA), 27 MAR - La Procura di Nicosia ha fatto 'ricostruire', con una tecnica da Csi, il viso dell'uomo

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Accolgo e Condivido l’appello del Professor Matteo Borrini,

che ha ricostruito,manualmente, il volto dell’uomo dal calco del cranio e non in tecnica 3D.

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Chi riconosce questa persona, si metta  in contatto con i Carabinieri di Enna.

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AGIRA (ENNA), 27 MAR-2013

La Procura di Nicosia ha fatto ‘ricostruire’, con una tecnica da Csi,
il viso dell’uomo trovato morto il 12 gennaio 2010 in un pozzo di contrada Buzzone ad Agira, per poterlo identificare. A eseguire il procedimento e’ stato un antropologo forense e docente di archeologia, il Prof. Matteo Borrini. La foto del volto dell’uomo – oltre 55 anni, alto 1,70, caucasico, deceduto nell’estate del 2009,  assieme ai vestiti uguali a quelli che indossava e’ stata diffusa da carabinieri di Enna.

Fonte: Prof. Matteo Borrini

Fonte Ansa: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sicilia/2013/03/27/Ricostruito-viso-cadavere-Agira_8466365.html

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Grazie a tutti per l’aiuto

11 thoughts on ““APPELLO URGENTE”

  1. Preso nota, Donna Emilia.
    La serietà del Prof. Borrini è indiscutibile e se, grazie all’ausilio della rete, si può arrivar lontani perché no?

    Una notazione.
    Lodevolissimo il lavoro di “ricostruzione” sulla base dei rilievi craniali. Forse, però, un po’ troppo “standard”.
    E’ vero, non si puo sapere, credo, se il defunto avessi i capelli. Di solito (e credo che il Prof. in parola, abbia già provveduto) alla foto “standard” si allegano delle foto adattate per esempio:

    -magro;
    -grasso;
    -con capelli;
    -capelli brizzolati;
    -con baffi;
    -senza.

    A tal fine, ma è un ricordo di tanti anni fa, durante la lunghissima latitanza del Boss Bernardo provenzano (detto “Binnu ‘u tratturi – Benny il trattore) la Polizia di Stavo aveva “soltanto” una foto in bianco e nero del provenzano e per di più all’età di vent’anni.
    Venne creata una ricostruzione (un pò sul modello su esposto) e vennero prodotte sei fotografie riostruite con in basso l’importo sulla taglia.
    Da non credere: “Binnu ‘u tratturi” era la quarta foto precisa precisa!

    Terremo buona nota, donna Emilia.
    Buona notte e grazie per il Vostro preziosissimo impegno!
    Cordialità

    Ninni Raimondi

    • Buongiorno Ninni caro.

      Partiamo da ciò che mi dici: “Bernardo provenzano (detto “Binnu ‘u tratturi – Benny il trattore) la Polizia di Stavo aveva “soltanto” una foto in bianco e nero del provenzano e per di più all’età di vent’anni.
      Venne creata una ricostruzione (un pò sul modello su esposto) e vennero prodotte sei fotografie riostruite con in basso l’importo sulla taglia.
      Da non credere: “Binnu ‘u tratturi” era la quarta foto precisa precisa”… Tu dici una cosa molto importante:”Partirono da una vecchia foto”.
      La foto del ventenne Provenzano. Punto uno, la morfologia del volto di un ragazzo ventenne, data l’età, è quasi completamente sviluppata, dato per cui negli anni a seguire, il volto può dimagrire, ingrassare ecc… ma non cambia di molto la morfologia, se non con un intervento chirurgico. Punto due, ci sono programmi di morfing fotografico che vengono usati, dai moderni CSI, per invecchiare le foto di molte persone scomparse e non solo latitanti.
      Ad esempio Denise Pipitone, Angela Celentano o Emanuela Orlandi…
      Ci sono centinaia di COLD CASE pronti per essere riaperti proprio con l’ausilio di nuove tecniche investigative come “la ricostruzione fisiognomica da scheletro”.
      Il Dott: Borrini, é partito dal calco del cranio e non da una vecchia foto.

      La biologia forense, o antropologia forense è la disciplina che studia i resti umani nell’ambito di indagini dell’autorità giudiziaria allo scopo di identificarli e di fornire informazioni utili all’accertamento delle circostanze e delle cause della morte e all’individuazione di eventuali responsabili.
      A differenza del medico legale, il biologo forense studia in genere corpi in avanzato stadio di decomposizione, che quindi presentano particolari problemi di identificazione e individuazione delle circostanze della morte. L’ambito di competenza principale dell’antropologo forense è costituito quindi dalle ossa, tuttavia comprende anche l’analisi dei resti di capelli e peli, di altri organismi presenti sul cadavere (come piante o insetti) e del luogo del ritrovamento.
      Nonostante lo scopo primario dell’antropologo forense sia quello di stabilire l’identità del cadavere, il suo studio può fornire numerose informazioni utili all’indagine. Per stabilire con certezza la causa della morte è comunque necessario l’intervento del medico legale. Il primo compito dell’antropologo, nel caso del ritrovamento di uno scheletro, è quello di determinare se si tratta di resti umani, animali o di origine inorganica. Fatto questo è necessario stabilire se si tratta di una morte recente o se ci si trova di fronte a resti di epoca storica, il che viene in genere determinato cercando eventuali segni di lunga sepoltura e osservando se nel luogo del ritrovamento erano presenti chiodi, resti di una bara o altri oggetti.
      Grazie alla struttura ossea è possibile stabilire il gruppo etnico di appartenenza del cadavere, se caucasoide, negroide o mongoloide. Le principali indicazioni in merito sono date dalla conformazione del cranio, in particolare dalla forma dell’apertura nasale, delle orbite e dei denti e dal prognatismo, ma anche dal rapporto femore-tibia e omero-ulna, e, se presenti, dai capelli ancora attaccati al cranio.
      La determinazione del sesso è basata principalmente sul bacino e sulle altre ossa pelviche, che costituiscono la principale differenza a livello osseo tra individui di sesso maschile e di sesso femminile. Altre informazioni al riguardo possono comunque essere ottenute dall’analisi del femore e dell’omero e di alcune ossa del cranio.
      Il dato più attendibile sull’età viene ricavato dall’analisi della dentizione, in particolare dalla condizione dello smalto dentale, che cambia notevolmente nel corso dell’età, e dalla radice del terzo molare. In relazione all’età inoltre varia la situazione delle giunture dell’epifisi delle ossa lunghe, nelle quali col tempo diminuisce lo strato della cartilagine articolare, e la struttura del cranio. Altre informazioni sull’età, infine, possono venire dall’osservazione di eventuali alterazioni artritiche, in particolare della colonna vertebrale, che possono essere indice di un’età avanzata. In mancanza di uno scheletro completo può essere molto difficile desumere quale doveva essere la statura della persona da viva. Una stima attendibile può essere ottenuta dalla misurazione delle ossa lunghe, confrontando questa misura con i dati relativi al gruppo etnico e al sesso con gli opportuni strumenti matematici. La stima soffre però di numerose approssimazioni nel caso in cui queste ossa non siano complete.
      La determinazione del tempo trascorso dalla morte, o PMI (Post Mortem Interval) può essere estremamente difficile, perché nei cadaveri studiati dal biologo forense hanno già avuto termine tutti i fenomeni cadaverici che di norma permettono una facile determinazione del momento della morte. Lo stato del cadavere inoltre è influenzato da molti fattori ambientali, quali la temperatura, l’umidità dell’aria e l’umidità e l’acidità del suolo (nel caso di un cadavere sepolto), tutti fattori che il biologo deve tenere in considerazione.
      Il PMI viene stimato in base alla presenza di tessuti molli e alla loro condizione, nonché allo stato di conservazione delle ossa. Altri elementi che vengono presi in considerazione sono la presenza di insetti (entomologia forense) e/o di piante e radici (botanica forense).
      Per facilitare l’identificazione del corpo e la determinazione delle circostanze del decesso vengono analizzati eventuali traumi presenti sul cadavere, determinando, in base alla reazione dei tessuti, se sono avvenuti prima o dopo la morte e con quale oggetto e quali modalità sono stati inferti. Vengono analizzati anche i resti di interventi chirurgici, le vecchie fratture ormai saldate al momento della morte e i dispositivi medici (viti, pacemaker). Si cercano infine, eventuali malformazioni congenite, allo scopo di restringere ulteriormente il campo per l’identificazione.(Fonte wiki)

      Ricostruzione del volto: Grazie ad una tecnica chiamata ricostruzione facciale tridimensionale (La tecnica manuale di ricostruzione fisiognomica è stata messa a punto
      è possibile ottenere una stima dell’aspetto che il deceduto doveva avere da vivo. La ricostruzione avviene su un calco del cranio, sul quale sono applicati dei supporti di spessore standard in base al gruppo etnico all’età e al sesso, che indicano lo spessore dei tessuti. Sulla base di questi supporti vengono ricostruiti i fasci muscolari della testa e del viso, che vengono poi ricoperti con la creta per riprodurre l’aspetto naturale del viso con la pelle. Oggi questa tecnica è affiancata dalle tecniche computerizzate, che permettono la ricostruzione facciale a partire da una foto tridimensionale del cranio.

      Il protocollo per la ricostruzione facciale prevede:

      1. La realizzazione del calco del cranio da ricostruire; ciò per preservare le ossa originali
      2. L’osservazione minuta degli attacchi dei muscoli in corrispondenza:
      – della mandibola
      – dei margini inferiori delle orbite
      – dell’osso zigomatico

      Lo spessore dei muscoli e dei tessuti può essere studiato in modo semplice utilizzando cadaveri di individui deceduti da pochissimo tempo, in modo che non abbiano alterazioni morfologiche dovute
      alla cessione dei liquidi corporei.Si infigge in diversi punti predeterminati del volto un ago graduato provvisto di una pallina scorrevole in gomma. Come rilevare e determinare gli spessori standard delle parti molli del volto nei cadaveri “freschi” (metodo tradizionale di Welker).

      3.In corrispondenza di ciascun punto si fa penetrare l’ago e scorrere la pallina fino alla superficie del muscolo, rilevandone lo spessore. Più modernamente
      si possono utilizzare gli ultrasuoni su soggetti viventi. Si impiantano i fasci muscolari sul calco come segue, modellandoli a
      seconda della potenza dei vari muscoli desunta al punto precedente:
      a) si introduce una serie di pioli di diverso spessore
      secondo i punti considerati, in numero pari se sono
      a lato del piano sagittale che divide il cranio nei
      lati destro e sinistro, in numero dispari se i punti
      sono posti esattamente su questo piano (le sinfisi)

      b) vengono incollate al calco delle strisce di plastilina
      che simulano i muscoli, sfruttando i tasselli come attacchi
      (non potendo conoscere la quantità di grasso cutaneo individuale si
      usa uno spessore standard per ogni popolazione). Prima si mette lo strato
      profondo dei muscoli, poi si sovrappongono quelli superficiali,
      seguendo le origini e le inserzioni muscolari da testi di anatomia.

      4. Si riempiono di plastilina gli spazi vuoti (parti molli)
      venuti a crearsi tra “muscolo” e “muscolo”

      5. Si definiscono i globi oculari, la cui grandezza dipende
      dalle dimensioni delle cavità orbitarie

      6 Si costruisce il naso con forma dedotta da:
      La pupilla è in corrispondenza
      dell’incontro tra i punti medi dei margini inferiore-
      superiore e mediale-laterale dell’orbita.

      6. naso, – lo sviluppo del ponte nasale
      -le dimensioni dell’apertura piriforme
      – l’inclinazione della base delle coane nasali

      7. La larghezza della bocca è data dalla distanza tra i due canini.
      Il margine del labbro superiore è all’altezza del quarto superiore dell’altezza della corona dell’incisivo cenrale superiore. Quello del labbro inferiore al quarto
      inferiore dell’altezza della corona dell’incisivo centrale inferiore. La forma delle labbra dipende dall’etnia.

      8. Le orecchie vengono riprodotte seguendo criteri artistici, tenendo
      presente il riferimento della posizione del meato acustico esterno.

      9. Per il resto (colore pelle, capigliatora, forma degli occhi etc) si tiene
      conto dello studio antropologico sull’etnia di appartenenza, sull’età del
      soggetto, sulla presenza di eventuali deformazioni craniche dovute a
      traumi o malattie.

      Bibliografia:
      Borrini Matteo – 2007 Archeologia forense, metodo e tecnica per il recupero di resti umani: compendio per l’investigazione scientifica – Lo Scarabeo – ISBN 978-88-8478-106-2

      Borrini Matteo, Lusa Vincenzo – 2012 La prova Occulta. L’indagine forense sub suolo alla luce della procedura penale – Lo Scarabeo: Milano – ISBN 978-88-8478-129-1

      LA RICOSTRUZIONE FISIOGNOMICA CHE FACCIA AVEVI?scienzetecnologiebeniculturali.unipr.it/…/att/fisiognomica_parte1.pdf

      Wikipedia

      ………………………………………………………………

      Spero di non essera stata prolissa.

      Un saluto caro; Emilia e Berta

  2. Sono entusiasta di quanto leggo.
    Signora, Lei è bravissima. E’ riuscita a catalizzare l’attenzione di tanti.
    Le lascio una carezza sul cuore.

    Annelise

    PS:bello quello che ha scritto al secondo commento. Ho imparato tanto!
    Grazie!

    Paris 2/4/2013

    • Grazie a te mia dolce e cara Annelise…
      Ieri quasi 2000 persone si sono affacciate a leggere questo appello, oggi siamo a più di 500. Tra l’altro, domani sera, questo appello sarà anche su “Chi l’ha Visto”…

      Tutto questo grazie al lavoro del bravissimo “Prof. Matteo Borrini”, antropologo forense e docente di archeologia di fama internazionale

      Speriamo che in tempi brevi, a questo povero uomo venga dato l’estremo saluto da che lo ha amato.

      Un abbraccio caro a te.

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