“W. HA FOR VIETNAM”

” W. HA FOR VIETNAM “

di Emilia di Roccabruna e CHIARA TUYẾT PHƯƠNG HUỲNH

“Dove è errore, che io porti la verità.

 Dove è disperazione, che io porti la speranza.

 Dove è tristezza, che io porti la gioia.

 Dove sono le tenebre, che io porti la luce”.

San Francesco d’Assisi

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Nella condotta di molti “giovani di oggi” non è né difficile né raro affermare, forse un po’ troppo semplicisticamente, che essi non hanno valori che li sostengano e li guidino, non nutrono ideali che li facciano impegnare responsabilmente, non si prefiggono mete elevate da raggiungere, soprattutto se richiedono sacrificio. Insomma, i giovani di oggi non coltiverebbero interessi validi né per se stessi ne per gli altri, in quanto sarebbero privi di valori morali veri. I “nostri” giovani, vengono dipinti, e lo vediamo nei notiziari o peggio nelle pagine di cronaca nera, sballati, bamboccioni, traviati da un mondo effimero e sommersi da messaggi che li spingono verso visioni incerte e superficiali della morale. Mi chiedo se sia davvero così. E, soprattutto, mi domando: quali sono i valori che i giovani di ieri avevano e che i ragazzi di oggi dovrebbero avere e non hanno? Quali sono gli ideali che hanno fatto sognare e vivere la generazione di ieri e di cui l’attuale generazione sarebbe priva? Sforzarsi di trovare lealmente risposte a questi interrogativi è di grande importanza per il bene sia dei giovani e sia dell’intera società. Infatti, il futuro delle società e il destino di tutta l’umanità sono strettamente connessi alle scelte dei giovani, da cui dipendono inevitabilmente. Ma c’è l’altro lato della medaglia, c’è la sfacettatura di chi lotta per gli ideali di pace e condivisione. C’è chi dona parte di se, e il superfluo, per scelte di vita, forse utopiche che portino pace e gioia. Ci sono ragazzi e ragazze che donano il loro tempo, diventando volontari, missionari di pace, angeli di chi non ha nulla e c’è una giovane donna che si sta impegnando per riportare un sorriso a chi lo ha perso. In questo articolo, vi racconterò l’esperienza di una mia carissima  amica Chiara…

D) Ciao Chiara, mi racconti chi sei e la tua esperienza?

image_1366473902141287“Sono CHIARA TUYẾT PHƯƠNG HUỲNH ho ventitré anni, sono nata in Italia da genitori vietnamiti fuggiti dal Vietnam a causa della guerra. Nel 2011 mi sono laureata in lingue, e il mio sogno da sempre è lavorare in ambito umanitario. Nel tempo libero cerco di sfruttare le mie conoscenza linguistiche per svolgere ciò che da sempre mi dà più soddisfazione: aiutare i bambini meno fortunati nel mondo, i poveri e i malati. L’anno scorso,  ho avuto la possibilità di trascorrere dieci giorni a casa dei miei parenti a Ho Chi Minh nel sud del Vietnam e mi sono trovata davanti ad una realtà difficile, dove la felicità dei bambini sta nelle piccole cose, ad esempio un bicchier d’acqua o in una scodella di riso bianco. Ho sempre sentito parlare delle situazioni di povertà nel mondo e in particolare in Vietnam, poiché è la città natale di mia mamma e per questo nella sua giovinezza ha vissuto in prima persona povertà, miseria e disperazione. Tuttavia, nulla di ciò che immaginavo, poteva riflettere la realtà che ho visto. Non potevo credere ai miei occhi. Ho visto gente vivere in misere capanne insieme ai maiali, dormire per terra sugli escrementi. Ho visto bambini abbandonati per strada, ciechi e orfani, sporchi, affamati, non vedenti, che sbattono la testa, cadono e si rialzano alla ricerca di una mano amica che può dare loro un po’ di conforto, qualche cura o una semplice tazza di riso. E poi, ci hanno raccontato di neonati venduti per 150 dollari. Vivere a stretto contatto con la realtà di quelle zone cambia la visuale della vita. Io sono sempre stata fortunata, e me ne sono resa conto nello scontrarmi con la realtà devastante di quelle zone. Ho avuto modo, insieme a mia madre, di visitare i luoghi della sua giovinezza e siamo state ospiti di un istituto che ospita cinquanta bambini ciechi, affetti da Aids e da problemi psichiatrici dovuti al sottosviluppo celebrale. L’istituto che ho visitato a Ho Chi Minh funziona in modo egregio, nonostante le difficoltà e la scarsa quantità di fondi a loro disposizione, grazie all’aiuto delle suore, che non percepiscono nessun tipo di stipendio e del personale volontario. Circa cinquanta bambini, non vedenti e per la maggior parte orfani, possono vivere in questo istituto ed è dato loro il diritto a una vita dignitosa con la possibilità d’istruzione, di pasti regolari, di giocare, imparare e nei casi più gravi, per quanto possibile, sono fornite alcune cure mediche.  La “CBM” è un’organizzazione internazionale cristiana interconfessionale senza scopo di lucro che si occupano delle persone con problemi alla vista, dei non vedenti e dei disabili fisici e mentali nei paesi in via di sviluppo, senza distinzione di nazionalità, razza, sesso e religione. Il lavoro di “CBM” si basa sull’assistenza medica, intesa come prevenzione e cura della cecità, così come sulla riabilitazione, educazione e formazione professionale dei disabili per una loro integrazione nella società”.

D) Cos’è la “CBM”?

“L’organizzazione “CBM” è un’Onlus; Nasce nel 1908, dall’opera di un pastore tedesco: Ernst J. Christoffel, nel 1989 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) riconosce ufficialmente la CBM come “Organizzazione professionale nella prevenzione della cecità”. L’Opera di “CBM” fino ad oggi è stata finanziata da oltre un milione di donatori nel mondo e solo il 5% dei finanziamenti deriva da contributi governativi. Cinque sono le principali malattie della vista che gli operatori di “CBM” devono affrontare ogni giorno: cataratta, tracoma, onconcerosi, avitaminosi A, glaucoma.

CATARATTA, prima causa di cecità nel mondo, ha reso cieche venti milioni di persone, cioè il 50% della totalità dei non vedenti; la cataratta è curabile: un intervento chirurgico di circa quindici minuti in anestesia locale del costo di circa 26 euro, può salvare la vista di una persona in pericolo.

TRACOMA, è una malattia diffusa in zone dove manca acqua potabile cioè pulita, e dove ci sono molte mosche. La malattia provoca arrossamento, gonfiore e graduale chiusura delle palpebre. Le ciglia si rivoltano all’interno e, così, a ogni battito, sfregano sulla cornea danneggiandola sino a provocare la cecità. Ci sono 146 milioni di persone sono affette da infezione dovuta al micro-organismo Clamidia Trachomatis, per il quale è necessario un trattamento antibiotico; dieci milioni e mezzo di persone hanno bisogno di un intervento chirurgico e sei milioni, invece, sono già ciechi a causa delle conseguenze devastanti del tracoma sulla cornea.

ONCONCEROSI, detta anche “cecità dei fiumi”, è un’infezione causata da una piccola mosca, la mosca nera o mosca simulium. Questa, una volta punto l’individuo, deposita all’interno del corpo le proprie larve, che possono vivere per oltre dodici anni, riproducendo altre centinaia di microscopiche larve. Alcune di esse riescono a colpire anche gli occhi, privando così della vista la persona infetta. La malattia, diffusa in trenta paesi dell’Africa e in alcune zone dell’America latina e in Vietnam, affligge diciassette milioni di persone, delle quali circa 500mila ha definitivamente perso la vista.

XEROFTALMIA, rende ciechi ogni anno 350mila bambini e circa un milione e mezzo è esposto al rischio di perdere la vista. Causa principale di questa malattia è la mancanza di vitamina A, che colpisce soprattutto i bambini, a seguito di un’alimentazione povera. L’insufficienza di vitamina A, fa si che la mucosa e la cornea dell’occhio si asciughino e se infettino. A questo punto la parte più chiara della cornea si trasforma in cicatrici bianche e opache che portano a una cecità definitiva e irreversibile. Inoltre, la malnutrizione, unita a condizioni sanitarie precarie, indebolisce l’organismo privandolo delle difese immunitarie ed esponendolo quindi a malattie, come il morbillo che nei paesi poveri può avere esiti mortali. La xeroftalmia può essere curata preventivamente con la somministrazione periodica di capsule di vitamina A.

GLAUCOMA, è responsabile della cecità di circa cinque milioni di persone nel mondo. E’ una malattia caratterizzata dalla progressiva riduzione della vista a causa dell’aumento della pressione interna dell’occhio che avviene per accumulo dell’umore acqueo. Allo stadio iniziale il paziente non avverte alcun dolore; per tale ragione spesso la malattia è scoperta quando il nervo ottico è già seriamente danneggiato: Il trattamento si basa sull’esame della pressione dell’occhio, l’uso regolare di un collirio e un’operazione. Sono stati, inoltre, distribuiti: occhiali, terapia di vitamina A e migliaia di tubetti di tetraciclina. Voglio ricordare che la “CBM” sostiene 1032 progetti in 110 paesi attraverso l’aiuto di 116 specialisti e di circa 10.000 collaboratori locali”.

D) Chiara, che cosa hai provato?

“Emotivamente, l’esperienza di tenere in braccio un bambino mentre ti sorride ingenuamente, quando lo stesso non sa che a causa delle scarse condizioni sanitarie non gli resta molto tempo da vivere, è stata struggente.  Sentire quel piccolo essere che si stringe a te, avvertire il suo piccolo cuore vicino al mio, mi ha dato gioia e dolore allo stesso tempo.  E’ stato difficile ridere con i bambini e giocarci quando la realtà in cui vivono è così misera; Eppure ti accolgono nella loro povertà, riuscendo a condividere con te  quel poco che hanno, e la loro generosità ti fa capire quanta sia felicità di “donare” a te quel piccolo nulla. E mi sono chiesta: “Perché questi bambini non possono meritarsi una vita dignitosa? Cos’hanno fatto per meritarsi una vita tanto triste e povera, con un destino segnato sin dal momento in cui vengono alla luce? E se non li aiutiamo, noi, impegnandoci l’uno con l’altro, chi potrà farlo?”.

D) E tu che cosa vorresti fare di concreto per aiutare questi bambini?

893362_546421905388250_1318022395_o“Purtroppo le disponibilità economiche personali non mi permettono di fare grandi cose, di  fronte a tutte queste situazioni e nemmeno a un piccolo numero di esse. L’unica possibilità, per me, appena tornata a casa, era quella di intraprendere un percorso “di costruzione e di condivisione” che potesse coinvolgere più persone. Viviamo in un’epoca in cui abbiamo tutto e molto spesso un nostro banale capriccio può significare per loro un intero mese di cibo o una medicina che può salvare la loro vita.  E insieme alla mia famiglia, abbiamo deciso che dovevamo diventare il mezzo con il quale riuscire fornire piccoli e grandi aiuti. Inizialmente,  vorremmo aiutare i bambini che ho conosciuto nell’istituto di Ho Chi Minh , e poi, ci piacerebbe poter estendere l’aiuto anche, a tanti, quei bambini che sono abbandonati a se stessi e buttati come immondizia in giro per le strade. Il mio desiderio più grande sarebbe quello di riportare speranza a chi, ormai, non ne ha più. Abbiamo creato al progetto ” W.HA FOR VIETNAM ” che  propone di aiutare i bambini più bisognosi tra cui orfani, abbandonati, malati, vittime di violenze o povertà a crescere in modo normale nella propria città natale. Vorrei, con una raccolta di fondi, poter far ampliare la struttura che ospita i bambini ammalati e il personale di supporto, in modo tale si possa ospitare più bambini. Su tale progetto io, la mia mamma “Cecilia” Đỗ Thị Yến , ci faremo aiutare dai miei familiari in Vietnam. Noi, insieme a chi ci “sponsorizzerà” ci prenderemo la responsabilità del progetto, e per  la costruzione dell’ampliamento della struttura saremo coadiuvati da personale locale, in modo da poter risparmiare sulle spese di materiali e manodopera per poter finanziare, poi, quanto più possibile le cure ai bambini”.

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D) Chiara, che cos’è un’Onlus? Come si costituisce?

“Le ONLUS – Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, rientrano nella più ampia categoria degli Enti No profit, dove si collocano tutte le Organizzazioni, Associazioni, Circoli, Comitati, come pure Enti regionali e locali, che svolgono attività senza scopo di lucro. Questa è dunque la principale differenza tra gli Enti No Profit e qualunque altra forma di Associazione, che ha invece come obiettivo la realizzazione di un profitto. All’interno della categoria No Profit, le ONLUS – disciplinate dal Decreto Legislativo 460/97 – si differenziano dagli altri Enti per i destinatari dell’attività svolta, che sono terzi e non i soci o gli iscritti dell’Associazione stessa. Affinché un Ente No Profit sia riconosciuto come ONLUS è necessario che risponda a determinati requisiti, come previsto dall’art. 10 del d. lgs. 460/97 e cioè: 1. Deve perseguire uno degli scopi specificamente elencati nell’articolo citato 2. Deve costituirsi mediante Statuto o Atto Costitutivo, utilizzando la forma della scrittura privata autenticata o certificata o dell’atto pubblico 3. Deve iscriversi nell’apposita “Anagrafe unica delle ONLUS”, istituita presso il Ministero delle Finanze; a seguito dell’esito positivo della registrazione, l’Associazione avrà una serie di privilegi e agevolazioni di natura fiscale. Ho cominciato da zero, non sapevo ne come fare ne cosa fare, così mi sono informata pian piano. Ci tengo anche a dire che tutte le spese per la costituzione, bolli, spese varie etc., sono state pagate da me, dalla mia famiglia e da un caro amico Gianluca, che contemporaneamente fanno parte del direttivo dell’associazione, proprio perché vogliamo utilizzare le entrate delle donazioni (come fanno normalmente le associazioni) esclusivamente per il progetto, in modo tale che ogni singola donazioni vada solo ai bambini e non per tante altre cose. Ho inviato una copia dell’atto e dello statuto alla Direzione Regionale delle Entrate a Venezia. Devo dire che “loro” controllano tutto: dall’atto, allo statuto, al progetto, alla veridicità dei fatti; controllano tutti i documenti, l’associazione, ogni singolo componente e controllano anche tutte le altre informazioni. L’iter burocratico è lento, e ufficialmente l’associazione è nata il 18.4.2013. Ora attenderemo i “tempi tecnici” della Direzione Regionale delle Entrate, ed entro un mesetto, circa, “WORLD HUMANITARIAN AID” sarà riconosciuta come Onlus. Ho solo una speranza: essere aiutata nella raccolta di fondi, essere aiutata nel spargere la voce e fare in modo che tutti conoscano la realtà dimenticata dei bambini Ciechi”.

Ringrazio Chiara per aver condiviso con noi la sua esperienza, il suo dolore, le sue speranze e il desideri di fare qualcosa di concreto per chi soffre. Per i bambini. Per Noi. Facciamo qualcosa; Subito.

AIUTATECI a far conoscer questa storia e l’associazione  WORLD HUMANITARIAN AID.

Chi salva una vita, salverà il mondo intero.

Vi lascio qualche foto che ha scattato Chiara, e il nostro abbraccio più caro.

Emilia e Chiara.

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LINK UTILI : http://www.worldhumanitarianaid.com/?from_fb=1#!home/c11m6

https://www.facebook.com/world.humanitarianaid

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