“THE ARTIST IS PRESENT”

DIVIDERS (2)

” THE ARTIST IS PRESENT”

Di Emilia di Roccabruna

e5

Marina Abramovic

DIVIDERS (2)

“Gli occhi sono lo specchio dell’Anima”.
“L’anima è una porta aperta sull’Eterno”.

Se uno sconosciuto si sedesse di fronte a voi e vi fissasse dritto negli occhi, che tipo di suggestione provereste?
O meglio, quanto tempo ci mettereste prima di esternare le varie emozioni che formano il nostro “intimo”?
Riusciremo a metterci completamente a nudo davanti a una sconosciuta che si nutre, vampirescamente, delle nostre emozioni?

E2Questo è il concetto di “The Artist is Present di Marina Abramovic, documentario che HBO ha realizzato su di lei, presentato al Sundance Film Festival nel 2010 e trasmesso nella nostra televisione nazionale nei giorni scorsi. Nella performance, tenutasi nel 2010 al MOMA di New York, l’attrice serba, sedeva semplicemente su una sedia, e ciascun visitatore poteva andare a sedersi di fronte a lei per tutto il tempo che avesse voluto, mentre l’artista restava impassibile e in assoluto silenzio. Un’idea di semplicità e intensità uniche, che ha scatenato nei partecipanti le reazioni più inaspettate, dall’attrazione alla commozione. Dalle lacrime ai sorrisi, dai gesti inconsulti, come la ragazza che si denuda completamente davanti a lei, all’immobilità assoluta. Una prestazione così rivoluzionaria, per la sua essenzialità, e come scritto poco fa, che ha spinto il regista Matthew Akers a girare un documentario che poi si è trasformato in film. Sette ore al giorno di riprese costanti incentrate sull’attrice e su chi le sedeva davanti. Tre mesi e quasi un milione di visitatori hanno dato vita a un pot-pourri suggestivo e malinconico. Uno spaccato quotidiano sulle persone che ci circondano e che per un lungo istante ha annullato la frenesia che ci attanaglia, minuto dopo minuto. Nel film documentario, Marina Abramovic ci porta dentro il mondo di Marina, mentre si prepara per quello che potrebbe essere il momento più importante della sua vita: una grande retrospettiva, somma del suo lavoro.

È impressionante vedere la quantità di gente che davanti a lei è scoppiata a piangere, o che si portava la mano all’altezza del cuore all’apice dello struggimento, mentre lei non faceva altro che fissarli uno a uno col suo sguardo addestrato, con disciplina ferrea, a sembrare costantemente intenso. Melodrammatico.
Leggendo i molti articoli apparsi in questo mondo virtuale, ho avuto modo di raccogliere alcune dichiarazioni di chi era vicino all’artista.
“È stata una specie di catarsi per loro” spiega l’Abramovic, “alcuni piangevano come bambini, altri si sentivano smarriti”.
Klaus Biesenbach, il curatore della retrospettiva al MOMA, rincara la dose: “Il pubblico si abbandona incondizionatamente”, “alcuni s’innamorano di lei”. Arthur Danto, sottolinea come davanti a “La Gioconda” la gente non resti più di trenta secondi, mentre davanti all’Abramovic può passare anche le ore.

Cosa dovremmo dedurne?
Che la sofferenza sia purificatrice?
Che la soggezione provata nel momento in cui uno ti guarda intensamente negli occhi ci elevi, anche, nello spirito? Che la durata di visione di un’opera sia proporzionale al suo valore?
Che dobbiamo pensare? L’arte, è quella cosa che lentamente ci fa tornare a essere “noi stessi”?

Credo che in ogni piccola e grande cosa, imbevuta d’anima e di sentimenti, ci si possa ritrovare.
A patto però di ammettere d’essersi “persi” per un po’. Dovremmo avere il coraggio di fermarci; Fare un profondo respiro e guardare negli occhi le persone che, via via nel tempo, ci sfiorano.
E1Del documentario mi porterò in cuore un frammento. Pochi fotogrammi che mi ricorderanno di rubare un po’ più di tempo al tempo. Tra le persone che si sono sedute di fronte all’Abramovic al MOMA c’è stato anche il suo compagno storico, Ulay, CLICCATE QUI, che ha lavorato insieme a Marina dal 1976 all’89 e separatosi da lei con una performance impegnativa: novanta giorni di camminata per dirsi addio sotto la grande muraglia cinese. Guardarsi in silenzio uno dinanzi all’altro era un loro cavallo di battaglia ai tempi in cui la performance art stava ancora studiando per ottenere il diploma d’arte. Rivedere Marina e Ulay sotto i riflettori del MOMA con lei che si lascia andare alla commozione e gli tende la mano ha scaldato il cuore del pubblico e fatto scattare un applauso liberatorio. E io non nego di aver pianto come una fontana. Il dio dell’autenticità stava di nuovo lì a reclamare il suo sacrificio emotivo.

Per concludere; La seducente, scandalosa e impavida Marina Abramovic ha ridefinito il concetto di cosa sia l’arte per quasi quarant’anni. Fragile e forte allo stesso tempo, ha utilizzando il proprio corpo come un veicolo, spingendosi oltre i suoi limiti fisici e mentali e, a volte rischiando la sua vita per farci conoscere un’altra sfumatura dello spettacolo shock e per commuoverci. Attraverso di lei e con lei, i confini sono stati attraversati, la coscienza si è espansa e l’arte come la conosciamo è rinata. E Marina, molto semplicemente, è uno degli artisti più interessanti del nostro tempo.

E io la amo.

******************

Immagini: Google immagini

Link: http://www.marinaabramovicinstitute.org/noqt

                    http://it.wikipedia.org/wiki/Marina_Abramovi%C4%87

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2 thoughts on ““THE ARTIST IS PRESENT”

  1. Avete scritto un pezzo, mia Signora, che colpisce per freschezza e linearità.

    Non eravamo a conoscenza di quanto avete, molto bene, descritto. Difficile fuggire e “sfuggire” ad un vostro pregevole articolo.
    Abbiate le nostre più “cordiali” cordialità

  2. io pure sono profondamente innamorato della Marina, la sua dottrina sulla perseveranza, sulla forza psicosomatica dell’umano, che sono indistinguibili, il suo rigore e il suo ardore per l’arte, per l’esperienza, per la vita, in questa sua celebre e recente performance gli occhi mettono a fuoco un’intera esistenza, pregna e vivida come una ferita, tanto da bucare persino in foto, l’amo!

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