“TACI. SULLE SOGLIE DEL BOSCO…”

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“TACI. SULLE SOGLIE DEL BOSCO…”

Di Emilia di Roccabruna

VateneltronoArengo

Gabriele D’Annunzio sul Trono nell’Arengo (Vittoriale)

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  “Memento Audere Semper”

Questa è una deD'Annunzio_4lle tante locuzioni che coniò il grande poeta Gabriele D’annunzio. Chi era? Difficile parlarne in poche righe. Troppo complesso il personaggio, il poeta, l’eroe, l’oratore, il libertino, l’esaltatore di se stesso e l’imponente esteta che segnò un’epoca. D’annunzio non fu soltanto un poeta ma un grande uomo, dalle sfumature poliedriche e voluttuose, noto per la sua tenace     capacità di convincere e coinvolgere. Lui, prima con la campagna di Libia, dopo con la grande guerra, riesce a sconfiggere pure l’oculata gestione del potere che portava avanti il governo Giolitti e Mussolini stesso ne avrà timore e soggezione. Il Vate o Il Poeta, era influenzato da Nietzsche tanto da creare il suo stesso personaggio forgiandolo sulla teoria del superuomo, che il filosofo gli proponeva. I suoi tanti amori sono un miscuglio di poesia, lussuria, depressione, passione sfrenata, esaltazione, ansia, malinconia e solitudine.  La lettura, la degustazione dei capolavori dannunziani inietta, nel cervello e nelle vene, passioni troppo intense perché tutti le possano provare. Solo pochi, gli eletti cerebralmente e non socialmente, riescono ad assaporare appieno l’orgia mistica e sensuale che i versi “dell’Immaginifico” invitano a vivere. Solo chi vive intensamente può gustare fino in fondo la poesia di un uomo che ha amato la vita di un amore spietato e sanguigno.  Per amarlo bisogna avere quell’ardore che lui provava, quel fuoco dentro che brucia anche in noi quando sentiamo forti passioni, quella voglia spinta all’estremo, cosciente di un mondo che stava cambiando e di cui voleva far parte fino in fondo. Per comprendere D’Annunzio, sentirlo nella nostra anima e non solo come autore da leggere, bisogna sforzarsi, avere il coraggio di guardare in noi stessi ed essere gli esteti della propria vita, con il coraggio di andare oltre la quotidianità.

“Ricordati di Osare Sempre”!

Gabriele D’annunzio osò fino in fondo, oltre le migliaia di pagine di fine letteratura e mirabili imprese militari, tra cui la liberazione di Fiume (VEDI QUI) e la Beffa di Buccari (VEDI QUI), ci ha lasciato anche la sua ultima dimora. Il Vittoriale, sito a Gardone (BS). La composizione del complesso architettonico del Vittoriale degli Italiani è comunemente definita “Fabbrica del Vittoriale”, o “Santa Fabbrica”. La sua storia inizia il 21 ottobre 1921 con l’acquisto da parte di D’Annunzio della proprietà di Henrich Thode, precedentemente confiscata. Alcune opere furono compiute solo dopo la morte del Poeta, poiché nominate nell’atto di donazione fra quelle da finire necessariamente.   Nel 1921, due anni dopo la fine della prima guerra mondiale, l’Italia è tuttavia umiliata sia politicamente che socialmente. I reduci sono tra i più scontenti anche perché dovettero affrontare numerosi problemi per il loro reinserimento nella società. L’impresa fiumana è terminata e il suo protagonista, privato di ogni avere e di ogni sogno, aspira alla solitudine, all’isolamento e al silenzio. Il 28 gennaio si reca per la prima volta a Gardone, sotto consiglio del suo segretario perché conveniente. Dopo una breve visita, D’Annunzio ne intuisce il potenziale e quanto vi potrà fare. Dapprima affitta la villa, ma il 31 ottobre dello stesso anno, la acquista.

DA11[…] “Ho trovato qui sul Garda una vecchia villa appartenuta al defunto dottor Thode. È piena di bei libri… Il giardino è dolce, con le sue pergole e le sue terrazze in declivio. E la luce calda mi fa sospirare verso quella di Roma. Rimarrò qui qualche mese, per licenziare finalmente il “Notturno”[…] scrive d’Annunzio alla moglie Maria in una lettera del febbraio del 1921, cioè pochi giorni dopo il suo arrivo a Gardone; nelle intenzioni del poeta il soggiorno gardesano doveva durare dunque solo poche settimane per completare la stesura del Notturno, mentre oggi si sa che quella gardonese sarebbe diventata la sua ultima e definitiva dimora.

Il Vittoriale degli Italiani è la cittadella monumentale che D’Annunzio allestisce dal 1921 al 1938, trasferendosi a Gardone Riviera, sulla riva bresciana del lago di Garda. Non soltanto una casa, ma un insieme di edifici, vie, piazze, teatri, giardini, parchi, corsi d’acqua, eretti a memoria della propria vita d’eccezione e della Guerra vittoriosa, con i cimeli delle imprese più audaci: dall’aeroplano del volo su Vienna, al Mas della Beffa di Buccari, alla prora della nave Puglia e sullo sfondo azzurro del lago, si profila l’anfiteatro, scena ancor oggi di eventi teatrali e musicali. Nella casa, poi, capolavori artistici, oggetti d’uso, bibelots, arredi eccentrici e silenzio ovattato catturano il visitatore in un’atmosfera fantastica e lo inducono al raccoglimento e alla meditazione. Ricca di fascino e di storia la cittadella di D’Annunzio ci immette nella letteratura, nell’arte e nelle vicende dei primi cinquant’anni del XX secolo. È il poeta a esprimersi nel Vittoriale come nella sua opera più compiuta. La Cittadella, già Villa Cargnacco, fu dichiarata monumento nazionale con R.D. 28 giugno 1925 n. 1050.

La prima aspirazione fu di trasformare e abbellire la casa per assicurarsi agi e comodità; la seconda fu di ampliare al più presto il parco con altri acquisti di terreni, per garantirsi isolamento e tranquillità. Tra il 1922 e il 1935 D’Annunzio acquistò una superficie complessiva di nove ettari, che fece recintare da ogni lato. Gli balenò, di seguito, il proposito di realizzare gli edifici che ora costituiscono il Vittoriale ma, per problemi economici, la realizzazione ne fu rallentata. In questo progetto D’Annunzio impiegò grandi somme di denaro, in parte donate dal regime, come dichiarata e affermata riconoscenza, o più probabilmente per timore. Nella realizzazione della sua opera d’arte, D’Annunzio si avvalse dell’opera di Moroni, un giovane trentino conosciuto come soldato valoroso, che aveva ottenuto nel 1919 la qualifica di architetto. Dopo una spartizione degli incarichi l’architetto Moroni, mosso da grande devozione, assolverà con scrupolo tutti i compiti impartiti dal “Comandante”. Nel 1923 già dirigeva gli uffici della Santa Fabbrica. “Il Vate” vuole rendere la propria casa un monumento nazionale. Nel dicembre dello stesso anno il Vittoriale, ancora in costruzione, viene donato allo stato con una precisa contropartita: […] dalla pubblica sanzione del suo ruolo di Padre della Patria conseguiranno i mezzi per la Fabbrica monumentale. La donazione sarà tanto più generosa quanto più consistenti saranno le risorse che gli saranno concesse… Non soltanto ogni stanza da me studiosamente composta, ma ogni oggetto da me scelto e raccolto fu sempre per me un modo di espressione, fu sempre per me un modo di rivelazione spirituale, come uno dei miei poemi[…]

DA12Con queste parole d’Annunzio ci invita a “leggere” la sua casa; soltanto così potremo comprenderne la bellezza e apprezzarne l’unicità. Entrandovi assecondiamo la volontà di D’Annunzio stesso, che la donò agli Italiani come un grande patrimonio di se stesso. Egli fece della sua vita quell’opera d’arte che, qui, trova piena realizzazione. Lusso, stravaganza e magnificenza, simboli della vita “irripetibile” di D’Annunzio, non sembrano collimare con l’aspetto campagnolo dell’abitazione originaria. Non a caso l’amico Ojetti, vedendola, la definì più adatta a un parroco che al Vate d’Italia: da qui il nome di Prioria. Il Poeta vi abitò durante quello che egli stesso definì un esilio durato dal 14 febbraio 1921 fino alla morte, il 1° marzo 1938. La casa è perfettamente conservata e oggi è possibile ammirarla proprio com’era alla morte del poeta che a essa dedicò cure assidue, arricchendola via via nel corso degli anni come un vero e proprio museo personale. Nel 1930 D’annunzio decise di donare il Vittoriale all’Italia e agli Italiani tutti.

L’Atto di donazione recita, ribadito e perfezionato nel 1930: […]Non soltanto ogni casa da me arredata, non soltanto ogni stanza da me studiosamente composta, ma ogni oggetto da me scelto e raccolto nelle diverse età della vita fu sempre per me un modo di espressione, fu sempre per me un modo di rivelazione spirituale, come uno dei miei poemi, come uno dei miei drammi, come un qualunque mio atto politico o militare, come una qualunque mia testimonianza di diritta e invitta fede. Perciò m’ardisco offrire al popolo italiano tutto quel che mi rimane – e tutto quel che da oggi io sia per acquistare e per aumentare col mio rinnovato lavoro – non pingue retaggio di ricchezza inerte ma nudo retaggio di immortale spirito. Già vano celebratore di palagi insigni e di ville sontuose, io son venuto a chiudere la mia tristezza e il mio silenzio in questa vecchia casa colonica, non tanto per umiliarmi quanto per porre a più difficile prova la mia virtù di creazione e trasfigurazione. Tutto, infatti, è qui da me creato o trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile, nel senso che io voglio dare allo stile. Il mio amore d’Italia, il mio culto delle memorie, la mia aspirazione all’eroismo, il mio presentimento della Patria futura si manifestano qui in ogni ricerca di linea, in ogni accordo o disaccordo di colori. Non qui risanguinano le reliquie della nostra guerra? E non qui parlano o cantano le pietre superstiti delle città gloriose? Ogni rottame rude è qui incastonato come una gemma rara. La grande prova tragica della nave “Puglia” è posta in onore e in luce sul poggio, come nell’oratorio il brandello insanguinato del compagno eroico ucciso. E qui non a impolverarsi ma a vivere sono collocati i miei libri di studio, in così gran numero e di tanto pregio che superano forse ogni altra biblioteca di solitario studioso. Tutto qui è dunque una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore. Come la morte darà la mia salma all’Italia amata, così mi sia concesso preservare il meglio della mia vita in quest’offerta all’Italia amata[…] ”.

Nel 1938 il poeta fu sepolto nel tempietto dell’Esedra e traslato nel 1963, centenario della nascita, nell’arca centrale del Mausoleo. Nell’edificio detto Schifamondo è ospitato il Museo della Guerra che ne raccoglie i cimeli delle imprese eroiche. Il Vittoriale, a tratti tetro e malinconico, così espressivo nei gusti del suo inquilino, inducono a riflessioni nostalgiche e cupe sulla vera personalità del poeta. D’Annunzio, certamente, è riuscito a far parlare di sé sia durante la sua turbolenta vita, sia dopo la sua silenziosa morte.

logobLa Fondazione (QUI), riconosciuta con R.D. 17.07.1937 n. 1447 convertito in legge il 27 dicembre 1937, è stata istituita con lo scopo di “conservare alla memoria degli italiani in forme viventi di attività materiale e spirituali, nella sua consistenza attuale e nei suoi sviluppi futuri, il Vittoriale degli italiani”, e di “promuovere e diffondere in Italia e all’estero la più profonda conoscenza dell’opera di Gabriele D’Annunzio”. Questo è scritto nello statuto vigente approvato con Dpr 22.01.1965 n. 841, essendo presidente Giuseppe Longo. La Fondazione, quindi, cura l’edificio e i giardini del Vittoriale, il patrimonio di arredi e cimeli, l’archivio generale (alcune decine di migliaia di carte e lettere di corrispondenti di D’Annunzio), l’archivio personale del poeta (30.000 numeri d’inventario riguardanti manoscritti, 15.000 riguardanti la corrispondenza), l’archivio fiumano, la biblioteca personale di D’Annunzio (30.000 volumi, aperta al pubblico), la biblioteca dannunziana (6.000 volumi, aperta al pubblico). Oltre a questo, la Fondazione cura la diffusione della conoscenza dell’opera del poeta organizzando convegni, manifestazioni teatrali e musicali estive. Inoltre cura la pubblicazione dei «Quaderni del Vittoriale». Il Vittoriale oggi è una fondazione aperta al pubblico e visitata ogni anno da circa 180.000 persone.

La mia visita al Vittoriale, accompagnata da un affascinante e colto giovinotto, oltre a farmi sentire a casa,  mi ha ricondotta tra le ali di quella magia che si chiama Gabriele D’Annunzio. Il tempo si è fermato e s’è acceso l’animo.

E taccio, sulle soglie del bosco …

nnn

Panoramica

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IL VITTORIALE

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RARO DOCUMENTO DI D’ANNUNZIO AL VITTORIALE

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13 thoughts on ““TACI. SULLE SOGLIE DEL BOSCO…”

  1. ” Al Visitatore …
    Teco porti lo specchio di Narciso,
    questo è piombato vetro
    o Mascheraio
    aggiusta le Maschere al tuo viso
    e ricorda

    che sei Vetro
    contro Acciaio. ”
    ____

    Ecco cosa mi restò impresso nell’Anima quando visitai la prima volta quel Luogo Perfetto. ed è là che il mio cuore pose per la prima volta il piede nel mondo dell’Emozione pura.
    Strano a dirsi come restai calma mentre dentro si agitava un mare difficile a placarsi, se non dopo una passeggiata nei giardini privati e sotto l’ombra profumata di un arco di glicine poco lontano dalla penombra dell’Arengo … il Cerchio di Pietre … con il suo Bosco sacro di magnolie ed i monoliti sacri ( le ventisette colonne simboliche ). Era come tornare a Casa dopo secoli.
    E scrissi, scrissi così tanto che il tempo perse suono e consistenza.
    Pioveva quel giorno, una pioggerellina sottile e persistente ed attraverso quell’opaca coltre di nebbia umida che si sprigiona a ridosso di luoghi rigogliosi e colmi d’acqua, vissi come in sogno e perduta allo stesso istante. RitrovandoMi poco dopo ad osservare i percorsi di un’Anima combattuta e Magnifica.
    Era come sentirsi parte di un Luogo Caro e cercato a lungo nella memoria, per poi comparire nell’Animo.

    Ricordo ogni attimo ed ogni passo. E poi sul monte delle Arche.
    Indimenticabile, come una Vita Oltre la Vita stessa.
    ___

    Cara Emilia
    mi avete ricondotta al Respiro che credevo perduto e di ciò Vi Ringrazio profondamente.

    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

  2. Una emozione, mia signora, forte come il tuono, sotto una sottile pioggia che ora lava, e adesso monda

    Taci. Sulle soglie del bosco … e oltre l’oltre di quella sottile pioggia, nel pineto, mi ritrovai presso quel bosco di lontan figure, ch’ebbre di satiro e di potere, scalfiano il cuore alla ricerca dell’infinito celato e racchiudo nello sguardo lontano e vicino.

    Un viaggio tra la forza dei sentimenti e quella della beltà; la forza dei ricordi e il potere della forza; la forza tra ingressi e porte come l’arcate che dall’arche, oltre il gesto, odora di forza e chiara bellezza oltre ogni sospiro e feconda antichi soni.

    Un viaggio profondo che regala una feconda riflessione e una dolce certezza: la beltà non è solo degli angeli. Essa vive e si racchiude nella profondità di uno sguardo e l dolcezza di un sorriso.
    Ottimo articolo, mia Signora.
    Ottimo articolo.

    Lasciammo, fra le Vostre mani, le nostre profonde cordialità.

    • Ninni caro… Nel Vittoriale ho lasciato ricordi di valore incalcolabile.
      Lì ho passaggiato con l’amore della mia vita.
      Lì giace il mio cuore. E il cuore di chi amo.

      Grazie per i passaggi che mi confortano e mi riempiono l’anima di gioia.

      Ti amo… come sempre.

  3. Ciao cara Emilia
    Ti auguro un felice 2♥14, tanta salute, un lavoro sicuro, una vita colmo d’amore.. e tutto quello che desideri… sia il 2♥14 il tuo anno migliore ..😉 Pif ♥

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